Da Asinaria, vv 1-15
PROLOGVS:
Hoc agite sultis, spectatores, nunciam,
quae quidem mihi atque vobis res vertat bene
gregique huic et dominis atque conductoribus.
face nunciam tu, praeco, omnem auritum poplum.
age nunc reside, cave modo ne gratiis.
nunc quid processerim huc et quid mihi voluerim
dicam: ut sciretis nomen huius fabulae;
nam quod ad argumentum attinet, sane brevest.
nunc quod me dixi velle vobis dicere,
dicam: huic nomen graece Onagost fabulae;
Demophilus scripsit, Maccus vortit barbare;
Asinariam volt esse, si per vos licet.
inest lepos ludusque in hac comoedia,
ridicula res est. date benigne operam mihi,
ut vos, ut alias, pariter nunc Mars adiuvet.
Orsù, spettatori, fate questo se volete;
che questo spettacolo porti bene a me e a voi
e a questa compagnia e ai capocomici e agli impresari.
Orsù tu, o araldo, rendi il pubblico tutt’orecchi.
E ora siediti: fa’ attenzione solo che non sia per nulla.
Ora dirò perché io sia venuto qui e che intenzione abbia:
affinchè conosciate il titolo di questa commedia.
Infatti, per quanto riguarda l’argomento, è certamente breve.
Ora dirò ciò che ho detto di voler dire a voi:
Questa commedia ha nome Onagos in greco;
l’ha scritta Demofilo, Macco l’ha tradotta in lingua barbara (in latino);
vorrebbe che (il titolo) fosse Asinaria, se lo permettete.
C’è grazia e gioco in questa commedia,
è uno spettacolo che fa ridere. Concedetemi benevolmente la vostra attenzione,
affinché Marte vi protegga come ugualmente in altre circostanze.
Da Pseudolus, vv. 401-405
PSEUDOLUS:
Sed quasi poeta, tabulas cum cepit sibi
quaerit quod nusquamst gentium, reperit tamen,
facit illud veri simile, quod mendacium est,
nunc ego poeta fiam: viginti minas,
quae nusquam nunc sunt gentium, inveniam tamen.
Ma come il poeta, quando ha preso con sé le tavolette,
cerca ciò che non esiste in nessun luogo tra le genti, e tuttavia lo trova,
e rende verosimile quel che è menzogna,
ora io diventerò poeta, e le venti mine,
che ora non esistono in nessuna parte tra le genti, io tuttavia le troverò.