Fin dal primo canto dell’Inferno Dante cita Enea, in una perifrasi per indicare Virgilio:
Poeta fui, e cantai di quel giusto
figluol d’Anchise che venne di Troia,
poi che’l superbo Iliòn fu combusto.
If, I, 73-75
Tre volte vi viene fatto riferimento come predecessore e pietra di paragone per il viaggio ultraterreno compiuto da Dante:
Tu dici che di Silvio il parente,
corruttibile ancora, ad immortale
secolo andò, e fu sensibilmente.
(…)
Io non Enea, io non Paulo sono;
me degno a ciò né io né altri’l crede.
If, II, 13-15; 32-33
Dante vede direttamente Enea nel Castello degli Spiriti Magni al Limbo:
Colà diritto, sovra’l verde smalto,
mi fuor mostrati li spiriti magni,
che del vedere in me stesso m’essalto.
I’vidi Eletra con molti compagni,
tra’ quai conobbi Ettòr ed Enea,
Cesare armato con gli occhi grifagni.
If., IV, 118-123
Nell’Inferno rimane da elencare solo una fuggevole citazione messa in bocca ad Ulisse mentre racconta le sue peripezie (If., XXVI, 93)
Anche nel canto politico del Paradiso c’è una trascurabile citazione di Enea messa in bocca a Giustiniano che traccia al parabola dell’Impero nella storia (Pd., VI, 3).
Nel XV del paradiso invece, l’incontro con Cacciaguida è confrontato con l’incontro agli Inferi di Enea e Anchise:
Sì pia l’ombra d’Anchise si porse,
se fede merta nostra maggior musa,
quando in Eliso del figlio s’accorse.
Pd. XV, 25-27