MagisterLudi

Novembre 28, 2008

Eroidi, Ovidio – Didone ad Enea

Archiviato in: latino, quarta — prof @ 9:17 pm

VII DIDONE A ENEA

Accogli, discendente di Dardano, il carme di Elissa che sta per morire:
quelle che leggi sono le ultime parole che ti vengono da me. Così canta il
bianco cigno presso gli acquitrini del Meandro, mentre langue sull’umida
erba, quando il destino lo chiama. E non mi rivolgo a te nella speranza di
poterti commuovere con la mia preghiera: questa iniziativa è contro il
volere del dio. Ma, avendo gettato via con disonore la mia buona
reputazione dovuta ai meriti e la purezza del corpo e dell’anima, è cosa
da poco sprecare delle parole. (continua…)

Enea nella Divina Commedia

Archiviato in: latino, quarta — prof @ 3:06 pm

Fin dal primo canto dell’Inferno Dante cita Enea, in una perifrasi per indicare Virgilio:
Poeta fui, e cantai di quel giusto
figluol d’Anchise che venne di Troia,
poi che’l superbo Iliòn fu combusto.

If, I, 73-75

Tre volte vi viene fatto riferimento come predecessore e pietra di paragone per il viaggio ultraterreno compiuto da Dante:
Tu dici che di Silvio il parente,
corruttibile ancora, ad immortale
secolo andò, e fu sensibilmente.
(…)
Io non Enea, io non Paulo sono;
me degno a ciò né io né altri’l crede.

If, II, 13-15; 32-33

Dante vede direttamente Enea nel Castello degli Spiriti Magni al Limbo:
Colà diritto, sovra’l verde smalto,
mi fuor mostrati li spiriti magni,
che del vedere in me stesso m’essalto.
I’vidi Eletra con molti compagni,
tra’ quai conobbi Ettòr ed Enea,
Cesare armato con gli occhi grifagni.

If., IV, 118-123

Nell’Inferno rimane da elencare solo una fuggevole citazione messa in bocca ad Ulisse mentre racconta le sue peripezie (If., XXVI, 93)

Anche nel canto politico del Paradiso c’è una trascurabile citazione di Enea messa in bocca a Giustiniano che traccia al parabola dell’Impero nella storia (Pd., VI, 3).

Nel XV del paradiso invece, l’incontro con Cacciaguida è confrontato con l’incontro agli Inferi di Enea e Anchise:
Sì pia l’ombra d’Anchise si porse,
se fede merta nostra maggior musa,
quando in Eliso del figlio s’accorse.

Pd. XV, 25-27

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