MagisterLudi

novembre 24, 2007

Odi et amo – Catullo (thanks to prof. Giaretta)

Filed under: latino,seconda,terza — prof @ 2:32 pm

catullo_disegno_ritratto.jpg

Riporto di seguito un ottimo lavoro di sintesi del prof. Giaretta sulla corrente poetica neoterica e sulla figura, la poetica e lo stile di Catullo; può tornarvi utile come base per l’approccio ai suoi testi, che affronteremo insieme in classe da mercoledì prossimo.

LA POESIA NEOTERICA

Poëtae novi o neòteroi è la sprezzante definizione usata da Cicerone per indicare le tendenze innovatrici, il moderno gusto poetico di una corrente che si afferma e si sviluppa durante il I secolo a. C. segnando una svolta decisiva nella storia della letteratura latina.
A riscuotere tutta l’antipatia del grande oratore sono un gruppo di personaggi a noi poco noti se si esclude Catullo. Di veramente nuovo rispetto ai predecessori, questi poeti hanno non tanto la predilezione per la letteratura greca più recente, quanto l’imitazione degli aspetti eruditi e preziosi che caratterizzavano quella letteratura. I neòteroi prendono dai poeti ellenistici il gusto per la contaminazione tra i generi, l’interesse per la sperimentazione metrica, la ricerca di un lessico e di uno stile sofisticati, il carattere decisamente disimpegnato della loro poesia. Chiamano le loro poesie nugae, «inezie», «scherzi» per sottolineare il carattere ludico e disimpegnato della loro attività. In realtà spesso per loro la letteratura è l’attività di tutta una vita e il frutto di una laboriosa ricerca formale. In genere prediligono forme poetiche brevi come l’epigramma (un breve componimento, di contenuto vario, per lo più in distici elegiaci), l’epillio (un piccolo poema per lo più di argomento mitologico ricercato). Il loro tema principale è quasi sempre l’amore e la sofferenza che esso procura.

CATULLO

Gaio Valerio Catullo nasce a Verona, nella Gallia Cisalpina, certamente da famiglia agiata (Cesare fu ospite nella sua casa), ma la data della sua nascita non è certa. La nascita va probabilmente fatta risalire all’84 o all’82 a. C., mentre la data di morte al 54 o 52 a. C. (se è vera la notizia della morte a trent’anni).

A Roma (non sappiamo quando vi giunse) Catullo conobbe e frequentò personaggi di spicco dell’ambiente politico e letterario ed ebbe una relazione d’amore con Clodia (la Lesbia dei suoi versi), quasi certamente la sorella mediana del tribuno Publio Clodio Pulcro e moglie di Quinto Cecilio Metello, console nel 60 a. C.

Probabilmente nel 57 a. C. andò in Bitinia (regione situata nella parte nord-occidentale dell’Asia Minore) per un anno, come membro dell’entourage del governatore Gaio Memmio; in occasione di questo viaggio visitò la tomba del fratello morto e sepolto nella Troade (si veda il famoso carme 101).

Di Catullo abbiamo 116 carmi raccolti in un liber che si suole suddividere sommariamente, su base metrica, in tre sezioni. Il primo gruppo (1-60) è costituito da componimenti generalmente brevi e di carattere leggero (noti anche come nugae, «bagatelle», «passatempi») di metro vario. Il secondo gruppo (61-68), assai eterogeneo, abbraccia un numero di carmi limitato, ma di maggiore estensione e impegno stilistico (epilli, epitalami, cioè canti nuziali…); sono i cosiddetti carmina docta. La terza sezione (69-116) comprende carmi generalmente brevi, in distici elegiaci, i cosiddetti «epigrammi».

I CARMI BREVI

Il nome della poesia di Catullo sono tradizionalmente associati alla rivoluzione neoterica. Rivoluzione del gusto letterario ma anche rivolta di carattere etico: mentre si sgretolano, nell’età di crisi acuta della repubblica, gli antichi valori morali e politici della civitas, l’otium individuale diventa l’alternativa seducente alla vita collettiva, lo spazio in cui dedicarsi alla cultura, alla poesia, alle amicizie, all’amore. Il piccolo universo privato, con le sue gioie e i suoi drammi, si identifica con l’orizzonte stesso dell’esistenza e l’attività letteraria non si rivolge più all’epos e alla tragedia, i generi portavoce della civitas e dei suoi valori, bensì alla lirica, alla poesia individuale, introversa, adatta ad accogliere e ad esprimere le piccole vicende della vita personale.

A questo progetto di recupero della dimensione intima, dei sentimenti privati, risponde in modo più evidente quella parte di produzione poetica di Catullo che si suole indicare come «carmi brevi». Affetti, amicizie, odi, passioni, aspetti minori o minimi dell’esistenza sono l’oggetto della poesia di Catullo. Ne risulta un’impressione di immediatezza, che ha dato luogo, nella storia della critica, ad un equivoco, quello di una poesia spontanea e ingenua, e di poeta fanciullo che dà libero sfogo ai suoi sentimenti. In realtà la celebrata spontaneità catulliana è la veste che questa poesia si costruisce, ma è un’apparenza ricercata e ottenuta grazie a un ricco patrimonio di dottrina: anche i componimenti che sembrano più occasionali, riflesso immediato della realtà, hanno i loro precedenti letterari e un alto livello di elaborazione.

Bisogna quindi sottrarsi al rischio del biografismo e verificare di volta in volta la genesi complessa di questa poesia intessuta di dottrina: non si tratta di negare la vita vissuta, l’importanza davvero insolita che l’esperienza biografica assume in Catullo, ma di vedere come essa si atteggia a movenze letterarie, come si depositi nelle forme della tradizione.

Lo sfondo della poesia catulliana è costituito dall’ambiente letterario e mondano di Roma, di cui fa parte la cerchia degli amici neoterici, accomunati dagli stessi gusti, da uno stesso linguaggio, da un ideale di grazia, raffinatezza e brillantezza di spirito.

Su questo sfondo campeggia e risalta la figura di Lesbia, incarnazione della devastante potenza dell’eros, protagonista indiscussa della poesia catulliana. Il suo stesso pseudonimo, che rievoca Saffo, la poetessa di Lesbo, è sufficiente a creare attorno alla donna come un alone idealizzante: oltre alla grazia e a una bellezza non comune, sono soprattutto intelligenza, cultura, spirito brillante, modi raffinati a farne il fascino e ad alimentare la passione di Catullo.

Gioie, sofferenze, tradimenti, abbandoni, rimpianti, speranze, disinganni scandiscono le vicende di questo amore che è vissuto da Catullo come l’esperienza capitale della propria vita. All’eros non è più riservato lo spazio marginale che gli accordava la morale tradizionale (come una debolezza giovanile, tollerabile purché non infrangesse certe limitazioni e convenienze soprattutto di ordine sociale) ma esso diventa centro dell’esistenza. All’amore e alla vita sentimentale Catullo trasferisce tutto il suo impegno, sottraendosi ai doveri e agli interessi propri del civis romano: resta estraneo alla politica e alle vicende della vita pubblica limitandosi ad un generico e sprezzante disgusto per i nuovi protagonisti della vita politica.

Il rapporto con Lesbia, nato essenzialmente come adulterio, come amore libero e basato sull’eros, nel farsi oggetto esclusivo dell’impegno morale del poeta, tende paradossalmente a configurarsi nelle aspirazioni di Catullo come un tenace vincolo matrimoniale (il tema delle nuptiae, della fedeltà matrimoniale, ricorre con particolare insistenza soprattutto nei carmina docti). Le recriminazioni per il foedus (il patto d’amore) violato da Lesbia sono un motivo insistente sulla bocca di Catullo, che accentua il carattere sacrale dell’unione rifacendosi a due valori cardinali dell’ideologia e dell’ordinamento sociale romano, la fides, che garantisce il patto stipulato vincolando moralmente i contraenti, e la pietas, virtù propria di chi assolve ai suoi doveri nei confronti degli altri, specialmente consanguinei, nonché della divinità.

L’offesa ripetuta del tradimento di Lesbia produce nel poeta una dissociazione tra la componente sensuale (amare) e quella affettiva (bene velle). La speranza sempre frustrata di un amore fedelmente ricambiato si accompagna in Catullo alla consapevolezza di non avere mai mancato al foedus d’amore con Lesbia. L’unica sua consolazione è di aver sempre tenuto fede a questo impegno morale.

LO STILE

Quella di Catullo è una cultura ricca e complessa, in cui accanto all’influsso della letteratura alessandrina, con la sua eleganza talora preziosa, è sensibile anche a quello della lirica greca arcaica (Saffo, Archiloco). La lingua catulliana è il risultato di un’originale combinazione di linguaggio letterario e sermo familiaris: il lessico e le movenze della lingua parlata vengono assorbiti e filtrati da un gusto aristocratico che li raffina e impreziosice, senza però annullarne le capacità espressive. Uno stile insomma vario, con un’ampia gamma di modalità espressive, che vanno dallo sberleffo irridente, dall’invettiva scurrile alle morbidezze del linguaggio amoroso, dalla pacata malinconia agli abbandoni di certi momenti elegiaci.

La vitalità del linguaggio affettivo e il pathos non sono assenti neppure nei carmina docta che si caratterizzano per un maggiore impegno stilistico e per un carattere più spiccatamente letterario.

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1 commento »

  1. mio caro gaio valerio catullo anche se tu non ci sei più volevo soltanto dirti che le tue poesie sono stupende come sono anche quelle di dante una fantastica poesia che tu scrivesti con il tuo cuore ma anche con la tua anima che ai dentro di te ma soprattutto di come ti esprimevi con le tue dolci parole di cui mi ai fatto sognare la libertà
    e ti ringrazio

    Commento di celeste — luglio 23, 2010 @ 8:16 pm | Rispondi


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