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gennaio 29, 2008

L’UomoMedievale.0

Filed under: seconda,storia — prof @ 3:20 pm

Iniziamo a capire e studiare insieme un libro fondamentale dell storiografia medievale: “L’uomo Medievale”, di Jacques Le Goff.
Riporto di seguito lo schema riassuntivo del saggio introduttivo a firma di Le Goff stesso, elaborato da Chiara Tadiello.


Il libro L’uomo medievale di Jacques Le Goff si divide in dieci capitoli che descrivono altrettanti tipi di uomini del Medioevo. Nell’introduzione sono poste delle domande alle quali possiamo trovare risposta nei capitoli che seguono.
Le prime domande che caratterizzano tutto il libro sono: l’uomo medievale è realmente esistito? Non è forse un’astrazione lontana dalla nostra realtà storica?

Storia umana: dell’uomo o degli uomini?
(UOMINI) > STORIA: non si occupa di un uomo in particolare, ma di uomini in
generale
Giovanni Miccoli: parla dei monaci, non del monaco (is qui luget = colui che piange)
Prega per la propria salvezza e quella degli altri
Christiane Klapisch-Zuber: donna medievale = famiglia > donna attuale = carriera
Enrico Castelnuovo: gli artisti di ieri e gli artisti di oggi

Esiste un modello che si può chiamare “uomo medievale”?
La risposta a questa domanda è sicuramente affermativa.
Nel XIII secolo si dava molta importanza alla religiosità: studiare l’antropologia teologica ci fa capire come un credente o un ateo era considerato nel periodo medievale. Per esempio l’ateo non credeva in Dio, ma non era un emarginato. Un altro esempio tra cittadino medievale e un cittadino attuale: solo pochi anni fa questa distinzione era sottile e non accentuata, oggi è tutto il contrario. Cos’è allora l’uomo per l’antropologia cristiana medievale? La creatura di Dio.
Questa citazione esprime l’idea di uomo medievale. Riferendosi alla Genesi (Peccato originale), dove Dio crea l’uomo e lo mette al centro dell’universo, manifesta il ciclo principale che identifica l’uomo:
NASCITA-BENE/MALE-VERGOGNA-MORTE

La visione dell’uomo è suddivisa in due periodi:
-visione pessimistica (IV-X): accento su “creatura”
-visione ottimistica (XII-XIII): accento su “di dio”

La Genesi sottolinea anche lo sguardo verso la condanna che è sia dolore, fatica, lavoro ma è anche uno strumento con il quale si può raggiungere la salvezza.
L’unico che per primo si è “sottomesso” alla volontà del signore è Giobbe; questa visione è attuata solo dopo il Duecento. Il personaggio di Giobbe è molto significativo e simbolico, perché dopo di lui, c’è stato solo un altro uomo che ha compreso e compiuto la volontà del Signore: Gesù. Egli, denominato anche l’uomo della sofferenza, nel XV secolo è associato all’idea di pietà, sofferenza, oltraggio, flagellazione, crocifissione e passione;
Uomo sofferente, umiliato, ma divino. Dio unico, ma trino (Padre, Figlio e Spirito Santo)
Poi ci fu un riconoscimento del diavolo.

DIAVOLO DIO

1-Homo viator, uomo in cammino;
Pellegrini perché?
– pellegrinaggi verso le terre sante (Gerusalemme, Roma, Santiango di Compostella);
– potenziale e simbolico;
Crociati perché?
– difesa della propria religione, ma ci sono delle minoranze;
Non comprendiamo i vagabondi;

2-Penitente
perseguitato dalla penitenza; peccato>penitenza>salvezza
Anima/Corpo + Spirito Santo = UOMO

I TIPI UMANI

DALLE COPPIE ALLO SCHEMA TRIFUNZIONALE: IL MONACO, IL CAVALIERE, IL CONTADINO
Prima degli schemi trifunzionali, esistevano gli schemi binari, vale a dire formate da coppie ad esempio i chierici e i laici, il potente e il povero (chiamato poi il ricco e il povero nel Duecento). L’inserimento di una categoria intermedia porta allo schema trifunzionale (secondo Adalberone di Laon, 1030) sono:
1- oratores = coloro che pregano (chierici, monaci… vedi saggio di Miccoli)
2- bellatores = coloro che combattono (guerrieri, vedi saggio di Cardini)
3- Laboratores = coloro che faticano (contadini, artigiani, operai…, vedi saggio di Cherubini)

NUOVI TIPI LEGATI ALLA CITTA’: IL CITTADINO, L’INTELLETTUALE, IL MERCANTE
Lo sviluppo urbano avviene tra l’XI e il XIII secolo e comprende l’evoluzione di tipi di uomini diversi, come il cittadino, l’intellettuale e il mercante.
Jacques Rossiaud ritieni che il cittadino medievale non esista. In sintesi afferma che è l’uomo che si adatta allo spazio che gli si presenta, perché se non lo fa, non potrebbe sfruttare il grande privilegio di vivere in quel territorio.
Il cittadino è un uomo che vive entro le mura. È il cittadino che si “sottomette” alla città e così facendo sviluppa una mentalità furba, mercantile e sfruttatrice;questo è un profilo ottimista.
Mariateresa Fumagalli Boenio Brocchieri esprime il suo concetto sull’idea di intellettuale medievale. Secondo lei non esiste: gli intellettuali di un tempo erano i cosiddetti magister, doctor, litteratus e philosophus.
Il luogo in cui questi personaggi si trovavano era l’università: l’universitario è un professionista, l’uomo che ama i libri invece del lavoro manuale (Sant’Anselmo, Ablardo, Arnaldo da Brescia e Ruggero Bacone), ma il vero compito dell’intellettuale del XIII-XIV secolo era di fare politica.
L’intellettuale è:
1- internazionale;
2- celibe libero;
3- uomo delle autorità;
Il mercante invece è soprattutto un sostenitore economico, ma poco tempo dopo diventa un modo per classificare una stirpe di un uomo (genovese, dunque mercante).
In verità i mercanti erano abbastanza colti almeno nel campo delle lingue perché era una mezzo importante per i propri commerci, infatti il più antico testo italiano fu scritto da un mercante nel 1211.

IN MARGINE ALLE CATEGORIE MEDIEVALI: LA DONNA E L’ARTISTA
Nello schema trifunzionale, non c’è posto per la donna: ella era chiamata sposa o vergine o vedova. Il suo ruolo fondamentale era ovviamente la famiglia: la cura dei figli, della casa e quindi di tutto lo spazio domestico.
Tra gli artisti l’orafo, e poi l’architetto, erano i più importanti: loro si dedicavano maggiormente alle arti meccaniche e alle arti liberali.

AGLI ESTREMI: L’EMARGINATO E IL SANTO
L’emarginato in sostanza era l’esiliato:colui che non avevo una buona reputazione, anzi era considerato un infame e non civile. Bronislaw Geremek si esprime sottolineando in particolar modo l’emarginazione speziale.
Il santo, invece, è l’essere che fa da intermediatore fra cielo e terra. Spesso il santo era un uomo comune diventato poi martire. Andrè Vauchez si occupa della santità tra il XII e il XIII che diventa poi una santità di funzione/professione.

ALCUNE OSSESSIONI DELL’UOMO MEDIEVALE
L’uomo medievale per noi è esotico = cioè, per capire la mentalità dell’uomo medievale dobbiamo prima renderci conto dell’enorme mutamento avvenuto.
– I VIZI: il peccato,le tentazioni, il rapporto tra l’uomo e il diavolo si “intensifica”, i 7 peccati capitali, le 9 figlie del diavolo (pag 31);
– IL VISIBILE E L’INVISIBILE: ciò che si può vedere non spaventa, ma ciò che è invisibile mette curiosità quindi si comincia a usare il visibile per vedere l’invisibile;
– L’ALDILA’:nel XII-XIII secolo il sistema dell’aldilà comincia a diventare razionale mantenendo delle costanti (paradiso, purgatorio, inferno) e delle variabili (limbo dei patriarchi e il limbo dei bambini);
– IL MIRACOLO E L’ORDALIA: il miracolo veniva “chiesto” alla Vergine Maria o ai Santi. Spesso per guarigioni,parti, per le vittime della medicina, ossa dei santi. L’ordalia non veniva accettata dalla chiesa: le arti magiche e la credenze erano pagane;
– LA MEMORIA: malgrado il grande tatto di analfabetismo, su tutto ciò che si imparava, veniva usata la memoria, in particolare le mnemotecniche = arti della memoria;
– LA MENTALITA’ SIMBOLICA: l’uomo medievale vive in una foresta di simboli, mezzo per comunicare, condiviso e ricordato;
– IL NUMERO: i numeri contano mondo nella mentalità religiosa dell’uomo medievale (trinità, evangelisti, settenari, comandamenti, apostoli, …) si tenta poi di inserire la follia aritmetica all’interno della religione;
– LE IMMAGINI E IL COLORE: è sempre un modo per comunicare al posto della scrittura. I colori erano simboli: rosso = colore imperiale, azzurro = Verigine Maria, l’oro = grande importanza, vita divina;
– IL SOGNO: spesso avevano un significato ben preciso: era sempre un modo per comunicare, un messaggio divino;

OSSESSIONI SOCIALI E POLITICHE

– GERARCHIA: rispettare l’organizzazione della società di Dio, la possibile somiglianza tra vita divina e terrena;
– AUTORITA’: tutti devono obbedire i propri superiori, l’obbedienza è una virtù;
– RIBELLE: è segno di disobbedienza, molto significante e toccante a tal punto da considerare eresia;
– LIBERTA’: è un gran privilegio, anzi, meglio sottolineare che è più importante parlare di più libertà, e quindi privilegi;

Tadiello Chiara II° B

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