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marzo 10, 2008

Il Libano

Filed under: geografia,seconda — prof @ 3:44 pm

Riporto la sintesi della lezione di Pietro Cavedon e Federico Rosa

Introduzione

Il Libano (Lubnān in arabo, nella forma estesa) è uno stato del Vicino Oriente che si affaccia sul settore orientale del Mare Mediterraneo. Il Libano confina a nord e ad est con la Siria e a sud con Israele. Ad ovest si affaccia sul Mare Mediterraneo.
La superficie del Libano è di 10.452 km quadrati. La capitale è Beirut. Le attività economiche principali sono i servizi bancari e finanziari, tradizionalmente sostenuti da un regime economico libero-scambista e competitivo, e il turismo.
Secondo una ricostruzione etimologica molto diffusa quanto non scientifica, il termine Lubnān sarebbe stato utilizzato a partire dall’ottavo secolo dell’era comune e deriverebbe dalla radice trilittera l-b-n, la stessa della parola laban (ossia “latte”), per via della somiglianza tra i massicci montuosi coperti di neve e il colore del latte.

Geografia

Il territorio è prevalentemente montuoso e percorso in direzione NS dalle catene parallele del Libano e dell’Antilibano. Esse sono retrostanti alla costa, arrivano a 3000 m e sono per lo più soggette a precipitazioni, relativamente abbondanti. La stretta fascia costiera ad ovest del paese è raggiunta da ampi terrazzi digradanti. La regione compresa tra le catene montuose è depressa. Il versante orientale del paese è occupata dalla parte meno ripida e più discontinua dei suoi rilievi. Nel complesso la presenza di fiumi è tale da consentire l’irrigazione del terreno coltivabile.
Superficie: 10.452 km² Abitanti: 3.577.000 (stime 2005) Densità: 344 ab/km²
Forma di governo: Repubblica parlamentare Capitale: Beirut (1.792.000 ab., stima 2003; 2.115.000 aggl. urbano, stima 2001) Altre città: Tripoli 200.000 ab., Sidone Gruppi etnici: Arabi 95%, Armeni 4% Paesi confinanti: Siria a est e a nord, Israele a sud.
Monti principali: Qurnat as Sawda 3083 m Fiumi principali: Litani 150 Km Laghi principali: Lago di Qarawn Clima: Mediterraneo – temperato
Lingua: l’Arabo è la lingua ufficiale. Diffuso è l’uso del francese (lingua ufficiale sino al 1943, termine del mandato francese) e dell’inglese.
Religione: Musulmana (Sciiti e Sunniti) e Drusi 60%, Cristiana 40%
Moneta: Lira libanese (100 piastre)

Storia

Nell’antichità il Libano fu la sede della civiltà dei Fenici, che entrò nell’orbita dei regni ellenistici successori di Alessandro Magno e successivamente dell’impero romano.
La conquista da parte degli arabi mossi dall’Islam (già nel VII secolo) cambiò definitivamente la storia e la civiltà del paese, che pure vide un periodo di dominazione cristiana all’epoca delle crociate (XII e XIII secolo). L’Impero Ottomano dominò anche il Libano dal 1516 fino alla battaglia di Megiddo al termine della prima guerra mondiale (settembre 1918).
Dopo la dissoluzione dell’Impero Ottomano al termine della prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni affidò le cinque province che oggi costituiscono il Libano al controllo della Francia. Nel 1920 la Conferenza di Sanremo definì limiti e compiti di tale protettorato; tali decisioni furono ratificate dalla Società delle Nazioni nel 1921 ed entrarono in vigore nel 1922.

Indipendenza del Libano

Il Libano ottenne l’indipendenza nel 1943, ma solo nel 1946 le truppe francesi abbandonarono il paese.
La storia libanese successiva all’indipendenza è stata caratterizzata dall’alternanza di periodi di stabilità politica e di disordini, ai quali si è sovrapposta la prosperità economica, determinata dall’importanza che Beirut riveste nel Medioriente quale centro finanziario e commerciale.
Il 29 novembre 1947, come tutti i paesi arabi, il Libano non accettò la risoluzione 181 dell’ONU che ripartiva il territorio della Palestina mandataria fra uno stato ebraico (Israele) e uno stato arabo (Palestina) a partire dal 1948. Di conseguenza, al termine del mandato britannico (14 maggio 1948) Israele proclamò l’indipendenza e la Lega Araba, incluso il Libano, iniziò la guerra, al termine della quale fu stipulato un armistizio fra Israele e Libano (23 marzo 1949) ma (fino al 2007) non un trattato di pace. Dopo il conflitto arabo-israeliano del 1948, in Libano giunsero più di 100.000 profughi palestinesi in fuga dopo la proclamazione dello Stato di Israele, mentre la risoluzione 194 dell’ONU, approvata nel dicembre 1948, non fu mai applicata. Altri profughi si aggiunsero dopo la guerra del 1967 fra arabi e israeliani e dopo il Settembre nero in Giordania

Guerra civile libanese

Nel 1975 il numero dei palestinesi in Libano era cresciuto sino a circa 300.000 unità. Fu anche a causa della presenza di un numero così ingente di profughi che la guerra civile scoppiò nell’aprile del 1975, lasciando il paese senza un effettivo governo centrale. A fronteggiarsi furono da un lato le milizie composte soprattutto da cristiani maroniti, delle quali la principale era quella legata al partito falangista (Katā’eb), guidata da Bachir Gemayel, figlio del suo storico fondatore; dall’altro una coalizione di palestinesi, libanesi sunniti, libanesi sciiti (Amal e Drusi). Nel 1976 la guerra stava volgendo a favore dei cristiani maroniti e dei loro alleati (le milizie di Sulaymān Frānjiyye e di Camille Sham‘ūn, già presidenti della Repubblica libanese).
Questa situazione indusse la Lega Araba, dopo l’accordo di Riyād, ad autorizzare l’intervento di una Forza Araba di Dissuasione (FAD) – nominalmente composta da vari Stati arabi ma di fatto presto egemonizzata dalla Siria – che riuscì a riportare con la forza la pace nel Libano, colpendo senza troppe esitazioni i combattenti palestinesi e i loro alleati (massacro nel campo profughi palestinese di Tell el-Za’tar nel 1976). Nel 1978, molti maroniti capirono che, in realtà, i siriani avevano intenzione di occupare e controllare il paese, realizzando il loro antico sogno della “Grande Siria” e la loro occupazione di fatto si espresse in modo esplicito (ma sanzionato dagli Stati arabi) a partire dal settembre di quell’anno. Le forze siriane sono rimaste in Libano, condizionandone pesantemente la vita politica, fino all’aprile del 2005, quando si sono ritirate in seguito alle manifestazioni di piazza seguite all’assassinio del Primo Ministro libanese Rafīq al-Harīrī.

Prima guerra del Libano

Nel 1982 il Paese subì una devastante invasione israeliana, la cosiddetta operazione militare “Pace in Galilea” che – scartando le definizioni di parte – più correttamente dovrebbe essere chiamata Prima guerra israelo-libanese. Altri però ritengono che la cosiddetta invasione in realtà tale non fu, poiché era stato chiesto l’aiuto israeliano dalla coalizione cristiana.[citazione necessaria] Essa era stata voluta dal governo israeliano per sradicare dal Libano la presenza armata palestinese ma si spinse ben oltre il sud-Libano in cui le unità della resistenza palestinese s’erano insediate, arrivando fino a Beirut dove aveva sede l’OLP. L’intervento internazionale consentì di evitare un bagno di sangue e lo sgombero della dirigenza dell’OLP e di molte unità armate palestinesi alla volta dei paesi circonvicini. La dirigenza dell’OLP si rifugiò a Tunisi) ma ciò non impedì che si perpetrassero atrocità contro la popolazione civile come la strage di Damour e il massacro nei campi-profughi di Sabra e Shatila a Beirut, operati il primo dai profughi palestinesi del campo di Tell al-Za’tar e il secondo da unità cristiane guidate da Elie Hobeika, sotto lo sguardo distratto delle autorità militari israeliane di stanza nell’area coinvolta.

Seconda guerra del Libano

Il 12 luglio 2006, le milizie del gruppo radicale sciita Hezbollah, filo-siriane, attaccò una pattuglia delle IDF in perlustrazione nei pressi del villaggio di Zar’it, uccidendo tre soldati e catturandone due.[1][2][3]. Israele iniziò così un’offensiva militare contro il Libano, diretta a neutralizzare il dispositivo armato di Hezbollah e le sue possibilità offensive. Nei giorni seguenti, i bombardamenti israeliani colpirono pesantemente infrastrutture di Hezbollah ed anche civili, come l’aeroporto di Beirut, i porti, centrali elettriche e le principali vie di collegamento terrestre con la Siria, i quartieri sciiti della periferia meridionale di Beirut e diversi villaggi nel Libano meridionale, provocando molte vittime civili. Hezbollah rispose all’offensiva israeliana con lanci di razzi contro obiettivi militari e civili nel nord di Israele, provocando decine di vittime, civili e militari.
L’11 agosto 2006, dopo settimane di stallo in cui la diplomazia non era riuscita a giungere ad una tregua tra le parti per consentire l’apertura di corridoi umanitari in favore della popolazione civile libanese, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite votò all’unanimità la Risoluzione 1701.[4] Il testo della risoluzione chiede l’immediata cessazione delle ostilità tra Israele e Hezbollah, il ritiro delle truppe israeliane dal Libano meridionale, in concomitanza con lo schierarsi nella zona delle truppe regolari libanesi e dell’UNIFIL e prevede la creazione di una zona cuscinetto “libera da ogni personale armato che non sia quello delle Nazioni Unite e delle forze armate regolari libanesi” per dodici miglia tra la frontiera israelo-libanese e il fiume Litani. La risoluzione richiama al rispetto della precedente Risoluzione 1559 del 2004, che aveva richiesto il disarmo delle milizie libanesi, compresa Hezbollah.
Il 14 agosto 2006, subito dopo l’annuncio del cessate il fuoco e la fine delle azioni militari, il governo libanese avviò il dispiegamento delle proprie forze armate lungo il confine meridionale. Centinaia di migliaia di civili fecero ritorno ai propri villaggi, in molti casi gravemente danneggiati dal conflitto.
Il 25 agosto 2006, il vertice dell’Unione Europea a Bruxelles stabilì l’invio di circa settemila militari europei per costituire il nucleo centrale della forza multinazionale di interposizione nel Libano meridionale (UNIFIL). Le truppe multinazionali (guidate dalla Francia, a cui è subentrata l’Italia nel febbraio 2007) secondo la Risoluzione 1701 intraprenderanno inoltre ogni azione necessaria per assicurare che la loro area d’operazioni non sia utilizzata per attività offensive di ogni genere. Non avranno il compito di disarmare le milizie Hezbollah, che spetterà alle truppe libanesi, assieme alla sorveglianza del confine con la Siria, per impedire il traffico d’armi.
La crisi politica innescata dalle dimissioni dal governo Siniora di cinque ministri legati ai partiti filosiriani Hezbollah e Amal, dovute alle divergenze riguardanti in parte l’istituzione di un tribunale internazionale sull’assassinio di Rafiq al-Hariri e in parte la richiesta non accolta di un rimpasto di governo che assegni maggiore potere alla componente sciita, si aggravano ulteriormente dopo l’assassinio del ministro dell’industria Pierre Amin Gemayel, avvenuto il 21 novembre 2006.

Popolazione
La popolazione libanese comprende diversi gruppi etnici e religiosi: musulmani (sciiti, sunniti, alawiti), cristiani maroniti e di altre confessioni ortodosse arabe e armene, Drusi e altri ancora. Dal 1932 non si sono più avuti censimenti ufficiali a causa della grande sensibilità dei libanesi nei confronti dei rapporti numerici fra le varie confessioni religiose. Mentre un tempo i cristiani costituivano la maggioranza, attualmente, secondo le stime del governo statunitense, i musulmani sono il 60% della popolazione residente; il resto è composto da cristiani, in prevalenza maroniti, poi greco-ortodossi, greco-cattolici, armeni (ortodossi e cattolici) e protestanti. Esiste anche una piccola minoranza ebraica composta da circa 100 individui; la maggior parte degli ebrei libanesi ha infatti scelto di lasciare il paese a causa di problemi interni (guerra civile, presenza del gruppo Hetzbollah ecc). Infine, l’1% dei libanesi è di origine curda (si tratta dei Mhallami).
Molti milioni di libanesi hanno lasciato la madrepatria per trasferirsi negli Stati Uniti, in Sud America (soprattutto in Argentina e Brasile), in Australia e in Europa, specialmente in Francia. I libanesi della diaspora sono soprattutto di religione cristiana; si spiega così, insieme al tasso di crescita più elevato presso la popolazione islamica, il cambiamento nei rapporti numerici.
L’importanza degli equilibri religiosi ha fatto sì che ai rifugiati armeni di religione cristiana sia stata concessa la cittadinanza libanese che è invece negata ai profughi palestinesi.

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