MagisterLudi

novembre 5, 2008

Virgilio, Bucolica, egloga I: l’esilio e il privilegio amaro di restare

Filed under: latino,quarta — prof @ 5:21 pm

MEL: Tityre, tu, recubans sub tegmine fagi patulae, meditaris Musam silvestrem avena tenui;
Titiro, tu, stando sdraiato sotto l’ampia corona di un faggio, vai componendo una melodia silvestre sul flauto sottile.
Nos linquimus finis (Fines, acc. plur dei temi in i) patria et dulcia arva.
Noi (sottointeso invece) abbandoniamo i confini della patria e i dolci campi.
Nos patriam fugimus; tu Tityre, lentus in umbra, doces silvas resonare formosam Amaryllida (acc. di decl. Greca).
Noi esuliamo dalla patria; tu (invece) o Titiro, rilassato all’ombra, insegni alle selve a ripetere la leggiadra Amarilli (= il nome della leggiadra Amarilli).

TIT: O Meliboee, deus fecit nobis haec otia: namque ille erit semper deus mihi, saepe tener
O Melibeo, un nume ci ha dato questa pace: infatti lui sarà sempre un Dio per me, spesso un giovane
agnus ab nostris ovilibus imbuet aram illius.
agnello (tratto) dai nostri ovili bagnerà (di sangue) il suo altare.
Ille permisit, ut cernis, meas boves errare et ipsum ludere quae vellem calami agresti.
Lui, come vedi, ha concesso che le mie giovenche pascolassero liberamente e che io stesso suonassi ciò che volevo con la zampogna campestre.

MEL: Equidem non invideo, miror magis; usque adeo turbatur undique totis agris.
Da parte mia non provo invidia, mi meraviglio piuttosto; a tal punto c’è scompiglio in tutte le campagne.
En ipse ago protinus aeger capellas; etiam, Tityre, duco vix hanc.
Ecco io stesso spingo innanzi afflitto (equivalente ad un avverbio: faticosamente) le (mie) capre; o Titiro, a stento mi tiro dietro persino questa.
Namque modo conixa gemellos, spem gregis, hic inter coryolos densas, reliquit, a!, in nuda silice.
Infatti poco fa, dopo aver partorito due gemelli, speranza del gregge, qui tra i noccioli folti, ahimè, li ha abbandonati nella nuda pietra.
Memini saepe quercus de caelo tactas praedicere hoc malum nobis, si mens non fuisset laeva.
Ricordo che spesso le querce colpite dal cielo (dal fulmine) avevano preannunciato questa sciagura, se la mente non fosse stata accecata.
Sed tamen, Tityre, da nobis, qui sit iste deus.
Ma tuttavia, oh Titiro, indica a noi chi sia codesto nume.

TIT: La città che chiamano Roma, Melibeo, io pensavo da stolto
somigliasse alla nostra quassù, dove spesso com’è nostro costume
noi pastori, strappandolo al gregge, portiamo qualche tenero agnello.
Avevo imparato che i cuccioli somigliano alle cagne, i capretti
alle madri e per abitudine confrontavo il grande con il piccolo.
Ma questa città drizza tanto la testa sopra tutte le altre
quanto fanno i cipressi in confronto ai viburni pieghevoli.
MEL: E che ragione tanto importante ti ha fatto andare a Roma?
TIT: La libertà, giunta tardi, ma che ha posato gli occhi su uno
ormai rassegnato, con la barba a ogni taglio più bianca;
ma ha posato gli occhi su me e dopo tanto è venuta,
dopo che Amarilli è con noi, che Galatea ci ha lasciato.
Perché ti confesso, finché Galatea mi legava
non pensavo alla mia libertà, non m’importava il peculio.
Sebbene molte vittime uscissero dai miei recinti
e grasso formaggio premessi per la tirchia città
mai ritornavo a casa con qualche soldo nel pugno.
MEL: E io che stavo a guardare perché invocassi così mesta gli dei,
o Amarilli, per chi lasciavi appesi agli alberi i frutti:
Titiro era lontano. Perfino, Titiro, i pini
perfino le fonti e le piante qui intorno ti invocavano.
TIT: Cosa fare? Non potevo affrancarmi dalla schiavitù
Né conoscere altrove dei così favorevoli.
Lì ho visto, Melibeo, quel giovane, colui per il quale
dodici volte all’anno fumano i nostri altari.
Egli alla mia supplica ha dato questa pronta risposta:
“Pascolate i buoi come prima, ragazzi, allevate dei tori.
MEL: Fortunato vecchio, così ti resteranno i tuoi campi,
e grandi abbastanza per te anche se nudi sassi
e paludi dai giunchi fangosi ingombrano il pascolo.
Un’erba sconosciuta non ammalerà le tue pecore gravide
Né subiranno il malsano contagio dell’armento vicino.
Fortunato vecchio, qui tra i corsi d’acqua a te noti
e sacre fonti godrai il fresco dell’ombra;
da una parte, come sempre, al confine col vicino filare
che alle api dell’Ibla offre in pascolo il fiore dei salici
t’inviterà a sonni frequenti col suo lieve sussurro;
dall’altra ai piedi della rupe il potatore darà al vento il suo canto,
senza che nel frattempo i rochi colombacci, a te cari,
o la tortora smetta di gemere dall’olmo che tocca l’azzurro.
TIT: I cervi andranno in volo a pascolare nel cielo,
il mare poserà nudi i pesci sul fondo del lido,
sconfinando ognuno nella patria dell’altro in esilio
il Parto berrà l’acqua dell’Arari e il Germano del Tigri,
prima che si cancelli dal nostro cuore il suo viso.
MELIBEO: E noi ce ne andremo di qui, chi nell’Africa arsa,
chi in Scozia e fino all’Oaxe dai gorghi limacciosi,
chi fra i Britanni che la distanza divide dal resto del mondo.
Rivedrò mai un giorno, passati gli anni, la mia terra
e il tetto di zolle d’erba della mia povera casa,
tornando un domani in questo mio regno rivedrò delle spighe?
Un empio soldato avrà questi campi ben coltivati,
un barbaro queste messi: ecco a quali sventure ha portato
la discordia civile; abbiamo seminato per loro!
Adesso incalma i peri, Melibeo, pianta viti a filari!
Su, avanti mio gregge una volta felice, avanti caprette!
Non vi vedrò sdraiato nell’ombra verde di un antro
pendere lontano dal ripido pendio tra i cespugli;
non canterò più canzoni, non vi porterà il vostro pastore
a brucare il cìtiso in fiore e i salici amari.
TIT: Poteras tamen requiescere hic mecum hanc noctem super fronde viridi:
Tuttavia potevi riposare qui con me questa notte sopra foglie verdi:
poma mitia, castaneae molles et copia lactis pressi sunt nobis.
abbiamo mele mature, castagne dolci e formaggio in abbondanza.
Et iam summa cacumina villarum fumant procul, umbraeque cadunt
E già i tetti dei casali che spuntano in lontananza fumano, e le ombre scendono
maiores de altis montibus.
più grandi dagli alti monti.

Annunci

Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: